Dal giuramento di Ippocrate all’obiettivo. “Il respiro degli occhi” il primo libro di Milena Masini.

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1924156_10207228180136090_3926939621290061045_nFotografare significa, essenzialmente interpretare la realtà, e non semplicemente riprodurla.

Come per imparare a scrivere bisogna leggere, così per imparare a fotografare è necessario

osservare. Fotografare, osservare. Nasce una vera passione, che trasporta Milena in un mondo fatto non solo di immagini; ma di profumi, odori, sensazioni ed emozioni.

Viaggiatrice. Si muove nel mondo. Affrontando un viaggio, ha la consapevolezza di essere il centro dell’Universo. “Il respiro degli occhi”, edito da Mazzanti, è un viaggio sensoriale, dove le immagini catturate dall’obiettivo, riescono a trasmettere emozioni, modi di vedere, idee, cognizioni.

Il viaggio inizia a Gerusalemme. Negli occhi e sui volti dei suoi abitanti, s’intravvedono ancora i segni delle lacrime sparse, ma che non hanno mai smesso di credere che il futuro può essere migliore. Poi il Marocco, descritto come un romanzo attraversato dalle burrasche del fantastico. La luce, modalità essenziale, fondamentale caratteristica per definire il volto di questa terra. E giù, a El Shalatin, al mercato dei cammelli, in Egitto, al confine con il Sudan. Traiettorie geografiche e mentali che ci portano nella vecchia Europa; a Berlino. Simbolo della nuova Germania. Una città cornice di vicende umane che la grande storia del secolo scorso ha segnato in maniera indelebile; nelle architetture come negli animi. Berlino, condannata sempre e solo a diventare, mai ad essere.

Romanticismo, fascino, Parigi. Per chi, spiega Milena, fa street photography, Parigi ti cattura. Senti una sorta di “timidezza fotografica” che sembra quasi frenarti, ma, allo stesso tempo, rende irrefrenabile il desiderio di scattare. Ritrarre le persone per strada, l’unico modo se la vuoi raccontare.

Etnie e culture differenti. Crogiuoli di razze. Testimonianze viventi di un passato colonialista.

Sull’estuario del Tago si affaccia Lisbona. Città cosmopolita, multietnica. Storia, cultura, posizione geografica. Le caratteristiche del suo popolo, la rendono una città dall’aspetto fortemente mediterraneo. Lisbona affascina, lasciandoti dentro quella particolare nostalgia, che ti spinge a tornarci nuovamente, ancor prima di averla lasciata.

Ogni luogo, ogni popolo, ha le sue caratteristiche. A Napoli, gli abitanti di ogni quartiere, sono caratterizzati da specifici tratti somatici comuni. Scampia, Quartieri Spagnoli, Sanità, Mergellina, Marechiaro. Ogni quartiere di Napoli, ha un proprio carattere somatico. Un laboratorio di “fisiognomica”;, una ricerca, che fa’ di questo luogo, un vero laboratorio a cielo aperto.

Circostanze, eredità e tratti comuni, fanno di Napoli un vero e proprio universo. Al suo interno si sviluppano microcosmi socio-economico- culturali. Chiusi ermeticamente, isolati nei vari quartieri, come tante civiltà fra loro lontane, eppure a ridosso l’una dell’altra.

Originalità, assenza di luoghi comuni e stereotipi, caratterizzano il lavoro di Milena. Niente “pizza, mandolino e camorra” per Napoli. Niente “sole, arance pesce spada e mafia” per Palermo. Niente “criminalità, povertà, disperati e scafisti” nei Balcani.

Differenti energie, a volte strane, difficili da descrivere. L’India di Milena è l’aria umida e un po’ pesante, mista a odori forti e speziati, che trasportano la mente in un universo di zenzero, cannella, cardamomo, coriandolo e cumino. Tante energie diverse, difficili da distinguere. Positive e negative. La volontà di lasciarsi andare per cercare di entrare nelle teste di individui così noi. Come in Indonesia, dove il “senso” di tempo della vita, è inteso come ritmo della natura.

Il respiro degli occhi sarà anche una mostra itinerante. Partirà da Praga e viaggerà attraverso l’Europa e l’Africa, come le emozioni che l’autrice ha voluto catturare.

Citando Josef Koudelka: “il segreto della fotografia è in un buon paio di scarpe”. Quelle scarpe che Milena tornerà a consumare, percorrendo nuovi sentieri, camminando sempre un passo davanti a noi.

 

Simone De Pietri